L’Italia è chiamata a crescere. Stime OCSE

L’Italia ha registrato, negli ultimi anni, una – ripresa modesta – e nel 2019 soffrirà una contrazione dello 0,2% e dello 0,5% nel 2020. Le politiche espansiva, unita alla “presunta” debole crescita predisporranno le condizioni affinchè il disavanzo pubblico aumenterà, passando dal 2,1% del Pil nel 2018 al 2,5% nel 2019” mentre il debito salirà al 134%. Questa è la versione offerta dal dossier dell’OCSE sull’Italia.

A dir la verità, la preoccupazione che si dipana tra gli Uffici più influenti delle Istituzioni Monetarie e socio economiche del globo intero altro non fanno che temere per la sorte delle Banche. Tutti, nessuno escluso, sono preoccupati per le banche. Le banche soffriranno, le banche non ce la faranno, le banche hanno bisogno di fiducia e non possono soffrire ne le presunte politiche “allegre” e ne chi, con buone ragioni per verità, ci vuole mettere il naso per respirare che aria tira nei fortini della finanza. La Commissione di inchiesta parlamentare non è andata giù a chi ritiene che le cautele e i controlli sulle banche siano più che adeguati. Speriamo che sia così. Ad ogni modo le valutazioni, in periodo di crisi, devono essere della politica, non è pensabile che un sistema, in piena crisi di identità e non già economica, debba autogovernarsi e autocontrollarsi.

RISCHIO ‘NERO’ DA REDDITO Il livello del trasferimento, previsto dal programma attuale del Reddito di Cittadinanza, rischia di incoraggiare l’occupazione informale e di creare trappole della povertà”. Così conclude l’OCSE ritenendo che il nostro Paese soffra il vizietto del lavoro nero e che la propensione ad ingannare gli strumenti assistenziali non sia un eccezione ma una predisposizione genetica. Affermazioni tanto chiare quanto nette che impongono una seria riflessione su chi si cimenti in avventurose considerazioni il cui contenuto analitico è certamente degenerato.

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