Le Europee 2019. Come è andata veramente

Ha votato il 56,1% degli aventi diritto a fronte del 58,69% delle Europee del 2014. Scende il numero degli elettori ma salgono le quotazioni della Lega. Il partito di Salvini diventa il primo partito con una cifra elettorale ben al disopra delle aspettative e dei sondaggi. Con un quasi 34% di preferenze la Lega doppia l’alleato pentastellato. Tecnicamente si chiama “ribaltone” ma nei fatti è una concreta debacle. Il partito di Di Maio deve fare i conti con la cruda realtà e con il “caro” Salvini. Il buon Matteo sbaraglia tutti e con lo spot “Prima gli Italiani” fa incetta di voti in tutto lo Stivale. Infatti, laddove i 5 Stelle sono la prima forza la Lega è seconda con un cospicuo numero di preferenze. Anche il meridione, prossima terra promessa, è uno scrigno ricco di promesse per l’altro Vicepremier. Il travaso è quasi totale e nel risucchio di preferenze ci finiscono anche Forza Italia e Fratelli d’Italia. Nessuno si salva dal buon Salvini. Quasi sempre con camicia bianca e volto sudaticcio, Matteo ha fatto una memorabile campagna elettorale, ha conquistato tutti, nessuno escluso. Se il centro Italia è già una vasta area dove la sua influenza si fa sentire il prossimo baluardo pare, paradossalmente, il meridione. Con un “prossimamente su questi schermi” la Lega si candida a fare buon gioco anche in Calabria, Sicilia e nelle altre regioni del Sud. La questione è molto semplice: manca l’alternativa e se i Cinque Stelle pagano il conto di una politica un po’ troppo allineata il PD, per ottenere questo mirabolante risultato, ha dovuto sudare le classiche sette camice. Sforzo eccessivo per il Segretario Zingaretti che ha fatto campagna elettorale porta a porta, con il gota del PD, in giro per l’Italia a cercare voti per i suoi nuovi volti.

Se il risultato del PD, per certi versi, sembra buono, per altri non lo è affatto. Al Sud il partito, che fu di Renzi, deve affrontare una battaglia di temi sui quali la palla è in mano ai 5 Stelle. In altre parole va bene il Reddito di Cittadinanza, va bene il Decreto Dignità, va bene anche la politica forse un po’ troppo moderata di Di Maio e compagni. Per il momento del PD, al Sud, non si avverte la mancanza. E’ questo che il Di Maio vice quasi premier non ha saputo considerare. I cinque Stelle sono divenuti, è anche questo è un paradosso, il partito Popolare che più di tutti reincarna la vecchia DC. Un Premier istruito e moderato, una politica per la famiglia che non si vedeva da 30 anni, una prospettiva di riforma complessiva del sistema assistenziale figlia del più alto concetto Democristiano. Di Maio ha perso perché non ha compreso quanto fosse alto il tenore della politica che sta perorando il suo movimento, non ha compreso che il senso di una politica Popolare è molto più radicato di quanto lo si possa immaginare. L’Italia ha fame di questa idea un po’ moderata e un po’ bacchettona che richiama i più remoti ideali della vecchia DC. Conte questo lo ha capito e con il suo profilo ha incarnato meglio di tutti questa aspettativa che l’Italiano medio insegue dal dopo guerra a oggi. Ad ogni modo i cinque stelle pagano questo continuo braccio di ferro e il tentativo, che Di Maio accenna nel rush finale per le elezioni, è del tutto deleterio. Di maio non ha ponderato la variabile del consenso latente, ma molto diffuso, che caratterizza il ceto medio le vaste aree del Centro e del Nord Italia. Si tratta di complesse sacche, a volte geograficamente remote, nelle quali la fronda leghista tende ad attecchire come politica di “salvataggio” più di quanto lo possa fare la politica concreta. E’ una sorta di “tutto e subito” che si manifesta in una domanda elettorale che si aspetta, dopo anni di sfacelo, un risultato immediato senza se e senza ma. Certo, domandare più del Reddito di Cittadinanza, più della quota 100, più dell’eterno dilemma del soccorso ai migranti si o no, sembra domandare miracoli. Di più non era e non è possibile. Bisogna aspettare per fare ulteriori passi avanti e questo Salvini lo sa quanto lo sa Di maio ma nonostante ciò ha costruito una campagna su promesse che difficilmente troveranno spazio nell’agenda politica. Ora inizia il percorso che ci dirà chi ha detto la verità e chi ha mentito ed è il momento del PD che deve comprendere che l’unica alleanza possibile è con il 5 stelle. Da qui bisogna ripartire consapevoli che questo governo può durare una Legislatura ma può finire anche domattina.

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