Perchè Di maio ha perso le Europee e non le ha vinte?

Le nuove tecniche di comunicazione, i Social e Internet, hanno completamente modificato il modello di propaganda elettorale cui eravamo abituati.

La comunicazione politica viaggia su Facebook e va avanti a suon di Tweet. Una corsa all’ultimo post a colpi di 140 caratteri nella più completa e inconsistente volatilità.

Una comunicazione il cui effetto dura il tempo di attesa del prossimo post.

L’uditore è trasportato da una pagina all’altra di questo o quel leader senza che vi sia nemmeno il tempo di riflettere su cosa abbia detto il primo e ci si trova a guardare la prossima video dichiarazione del secondo e poi del terzo, del quarto.

Un vortice continuo che viaggia alla velocità della luce il cui risultato, molte volte, è il voto di pancia.

Quasi come un rigetto l’elettore risponde in due modi: voto di protesta o astensione.

Gran bel risultato, non c’è che dire.

Ora, che questo risultato sia il frutto della comunicazione politica di chi, ormai da anni, ha polverizzato i propri consensi tra scandali e pessima politica non vi sarebbe nulla da dire ma se tale fenomeno investe anche le nuove forze politiche, che della Partecipazione hanno fatto il loro baluardo, qualcosa non funziona.

Lo abbiamo visto nell’ultima tornata elettorale delle Europee 2019. Il Movimento Cinque Stelle, guidato da Luigi Di Maio, ha subito un crollo nei consensi di circa 15 punti percentuali rispetto al dato delle elezioni politiche del 04 marzo 2018.

Il flusso di consensi, dispersi dai 5 Stelle, ha premiato l’alleato Leghista che ha condotto la sua campagna elettorale parlando, costantemente, alla pancia del corpo elettorale.

Un richiamo che l’elettore ha avvertito più forte, più convincente e che alla fine ha premiato con un mare di consensi, il 34%, il doppio dei voti dei cinque stelle.

Un ribaltone, consumato in appena dodici mesi.

Dal 32% i Cinque Stelle passano al 17%; la Lega dal 17% al 34%.

Cosa non abbia funzionato nel partito della “Rete” è una domanda che molti si pongono ma alla quale manca una concreta quanto credibile risposta.

A pochi giorni dal voto non c’è stata ancora un’analisi seria e trasparente. I Pentastellati lasciano sul campo un bottino consistente la cui causa rimane ancora ignota.

La macchina comunicativa di Di Maio e compagni ha avuto una falla?

Molto probabilmente si. Il sistema di comunicazione con cui i Grillini hanno conquistato il governo del Paese ha dato buca e diversi tasselli si sono scomposti nel flusso informativo rivolto all’elettorato.

Sarà stato il braccio di ferro che ha iniziato Salvini a far cadere le stelle o Di Maio non ha saputo divulgare i suoi reali successi politici?

La seconda sembra la versione più credibile. Il Luigi Ministro ha dovuto combattere una battaglia comunicativa in completa solitudine senza l’assistenza dei canali che hanno condotto il partito di Grillo al governo del Paese.

Il blackout è iniziato dopo il 4 marzo 2018. Il grande successo che hanno ottenuto i Cinque Stelle ha dovuto subito confrontarsi con la dura Legge elettorale di matrice renziana che lo ha imbrigliato nell’impossibilità di formare un governo in linea con i risultati elettorali.

Tanto è che le dinamiche hanno poi prodotto un governo con la Lega. Il PD, dal canto suo, ha scelto di restare in trincea e di non convolare a nozze con i nuovi astri nascenti della politica italiana.

Una scelta che nel breve periodo lo ha premiato con il 22% di consensi delle Europee 2019 ma che nel medio e lungo periodo potrebbe rivelarsi deleteria. Il PD sta puntando ad una maggioranza in stile Europee 2014 quando riuscì a ottenere il 40% di consensi. Un sogno che difficilmente potrà realizzarsi. L’elettore moderato, quello popolare, a meno di clamorosi capovolgimenti, continuerà a votare i Pentastellati e il voto del PD, così come quello di Forza Italia è destinato a ridursi drasticamente. Il PD ritiene possibile che nel prossimo futuro vi sia una clamorosa convergenza di consenso tale da ricondurlo a forza di governo.

Tale aspetto andrebbe sicuramente esaminato a parte ma una domanda va posta.

Su quali temi il PD potrà riconquistare il consenso perduto?

Reddito minimo? Misure contro la povertà? Reddito di cittadinanza? Disoccupazione? Conflitto di interessi?

Nessuna di queste. Il Movimento Cinque stelle ha dimostrato che su tali temi se la cava e non ha mancato di dare risposte e lo ha fatto anche in poco tempo.

Anche sul salario minimo il PD sarà superato da Di Maio che nel prossimo futuro, si presume, darà risposte anche su questo fronte.

La chimera del PD sarà difficilmente realizzabile. Il futuro è fumoso e l’agenda politica è ormai appannaggio dei Pentastellati che con grande vigore e con notevole successo la stanno perseguendo.

Il dato del Partito democratico è sicuramente figlio della confusione comunicativa che ha investito i 5 Stelle ed è la risultanza di un minimale cambiamento organizzativo.

Ad ogni modo la discussione merita una riflessione a parte che non potrebbe essere anche in questa sede approfondita.

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